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Cronache dal New Normal #002

  Non riusciamo a resistere. Resistiamo, ma è un inganno. La parte più vera di noi lo sa già. Non ce la faremo.

  La sofferenza ci sta esplodendo sotto gli occhi ma ancora non è abbastanza forte. Ancora, il bulbo è intatto.

  Il grande disagio non è ancora il disagio di tutti.

  Non è ancora l’ora del male diffuso. Dunque, non c’è necessità che l’istinto a lottare si diffonda.

  Resistiamo, sapendo che non ce la faremo. Ma vogliamo ignorare questa consapevolezza. Ci diamo dei mesi. Molti pensano che sia sufficiente arrivare alla Primavera, altri all’Estate, qualcuno è disposto ad aspettare l’Autunno. Mettiamo la maiuscola alle stagioni perché speriamo siano benevole.

  Invano.

  Molti pensano che oggi siamo angosciati perché è Inverno. Molti pensano che andrà meglio, tra un po’. C’è il vaccino all’orizzonte. Manca poco. Manca poco.

  Manca poco. Torneremo come prima.

  Prima.

  Ma non accadrà.

  Perché siamo di fronte a qualcosa che nella Storia non s’era ancora vissuto. Nemmeno quando abbiamo vissuto il male nel cuore d’Europa.

  Perché questo Nuovo Male è globale.

  È universale: trascende il tempo e lo spazio.

  È spirituale. Avvolge tutto: ciò che è visibile e ciò che non si può vedere.

  È assoluto: nulla potrà sfuggirgli.

  Succederà: alcuni se ne andranno, altri saranno portati via. E allora, forse, si comincerà a capire che è necessario lottare.

  Troppo tardi.

  Eccoci di fronte allo schermo del televisore: guardiamo un film sulle atrocità del male nel cuore d’Europa.

  All’inizio: le leggi assurde. Disumane. Nessuno insorge. Incredibilmente. Perché è solo un momento. Perché non può peggiorare. E noi, che invece conosciamo quello che dopo è stato, pensiamo: «Ribellatevi, non sapete cosa vi aspetta!».

  Noi conosciamo il Vasto Orrore che dopo è stato. Ma loro no, lo ignoravano. E tutto accettavano.

  Il film si srotola: i ghetti, le deportazioni, le stragi, il genocidio.

  Il Vasto Orrore.

  Nessuno insorge.

  «Come hanno potuto subirlo?», chiediamo.

  Il film finisce. I morti: sepolti.

  Spegniamo il televisore. Non scorgiamo il ghetto in cui ci hanno già chiusi.

  Il coprifuoco.

  Non immaginiamo l’imminente segno che dovremo indossare per essere riconosciuti.

  Prima dello sterminio.

  Fra poco.

Torino, 3 gennaio 2021

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