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Amelia Rosselli Giovanni Schiavone Madre Poesia Poetry

Gesù nelle membra

Gesù nelle membra, di me lo scempio è saldato

alla carne come un debito vasto –

mobilio del giorno dei santi.

Il giorno dei vanti il nome strabilio

e guasto le lingue al pranzo dei Papi.

 

C’era anche mia madre, giaciglio di sé

partoriente – di me levatrice e balia lucente.

E candida, madre gioente, che canti

alla messa dei blandi beati, dei santi mancati.

 

E gridi, tu madre dal verde prodigio,

irridi e dividi la sciolta religio.

Gesù nelle membra, mi sfaccio gaudente,

riverso e bemolle t’abbraccio ma manco

la stretta finale. M’ignori col ghigno

 

dei morti che sanno.

Lo stanco sospiro screziato, crepato,

quel murmure lungo dell’ampio Giudizio,

coprente e vacante, fasciante –

se ai puri rinati si fasciano membra

 

per farli più caldi e certi nel mondo

che viene, che danno, un danno

che fanno profondo. Già l’eco si svelle

dall’eco che sembra la veglia profana.

Davvero è colpa del fermo respiro –

 

dell’urlo che emana – l’avvolto martirio?

La pelle dei santi che vanno nel mondo

in cerca del folto supplizio: essere nati

e venire quaggiù. La colpa, che è l’ostia, la colpa

sei tu.

 

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