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Giovanni Schiavone Il libro del pianto Literature

Se l’occhio fosse verticale

  Un anacronismo denudante: il tempo è plastica fusa in mezzo a piloni d’acciaio che sono l’architettura del cosmo, che sono lo scheletro del pesce. Che sono la clandestinità dei Primi, le fondamenta di un Impero millenario.

  Che sono il vino che cresce ma mai appartenne alla vite.

  Dovresti considerare perché sei assemblato in questo modo così complesso: adatto al futuro solamente. Come se il tuo DNA avesse già divorato gli enzimi del presente.

  Come se la sacralità fosse celebrata da sacerdoti senza unguenti.

  Aggiungi una grottesca maschera di movimenti sferici e sottrai biografia al mito: il risultato è un ventricolo nucleico di ruggine rancida. Un talamo olfattivo e ostile.

  Sottrai biografia al mito.

  Il Destino ti sorregge con le sembianze di un dio di silicio e dopamina. Questo è il vantaggio del nascere santi, nutrimento del dopodomani. Del nascere cibo per i figli dei nemici che oggi ti lanciano offese immani.

  Se l’occhio fosse verticale, leccherei le lacrime con una lingua più lunga, e larga. Rosa. Saporosa.

  Se l’occhio fosse verticale, non avrebbero dimenticato come si piange.

  Se l’occhio fosse verticale, per davvero saprebbero scorgermi.

  Un istante solo, prima d’abbassare lo sguardo per sempre. E chiedere perdono. Invano.

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