Categorie
Coronovirus Covid-19 Dante Alighieri Emil M Cioran Giovanni Schiavone Giuseppe Zigaina Henry Bergson Il dio osceno Manifesti Mishima Yukio Pandemia Pier Paolo Pasolini Racconti René Guenon Romanzi Speculations Thomas Mann

Il senso del Potere

Lettera a un Potente

  Sono spinto a collocare tutti i potenti in una sorta di Accademia dello Scempio. Non posso intuire per davvero quanto tu ne faccia parte, quanto tu appartenga a quell’altrove congelato dove è stata già decisa la direzione del nostro essere nel mondo. Nondimeno, saprai cosa provo innanzi a questa cosa. Al Potere.

  Che cos’è la libertà? Dopo averci ben pensato, ho capito che questa misteriosa parola non significa altro, infine, nel fondo di ogni fondo, che libertà di aderire al codice della propria anima.

  Che cos’è il Potere? È perpetrare la privazione della suddetta libertà.

  Quale che sia lo scopo degli uomini potenti, quale che sia la loro coscienza, la privazione della libertà avviene mediante l’estirpazione dell’anima: così sorge una generazione di sfollati nei quali non attecchisce lo Spirito.

  Che quaggiù si viva in un Sistema Ambiguo è sotto gli occhi di quanti sanno ancora discernere. Il suo scopo, tu lo sai, è abominevole: è ridurci in schiavitù. Un progetto vasto, da attuare grazie a un utilizzo sapiente della Comunicazione.

  Cosa succederà nei prossimi mesi? Perché accettare che milioni di persone siano mutilate della loro specifica libertà?

  Il senso del Potere: la necessità, scolpita nel tessuto grezzo che rende la vita bestiale, di conservare la specie. Accumulare ricchezze e benefici al fine di garantire l’esistenza della propria progenie, in saecula saeculorum, malgrado tutto, sempre e senza posa. Questa è una delle risposte più accreditate.

  Ma noi sappiamo che non è così, non solamente, che permettere ai propri figli di vivere meglio di quanto abbiano vissuto i propri padri è solo il significato letterale, ossia quello superficiale, di un’opera che ha molti livelli di lettura: il Potere.

  L’aspirazione dei potenti è rovesciare la Legge e rendere l’uomo disumano. Il senso del Potere non appartiene all’uomo, non procede dall’uomo né sussiste nell’uomo: è altrove da lui.

  Tutto sta precipitando.

  Relativamente all’arte, essa è anarchica per definizione, e perciò è sempre politica. Perché l’arte è eversiva, contiene una critica al paradigma in cui viene partorita, e, in ultima istanza, propone sempre uno sconvolgimento definitivo e radicale.

  La censura, dunque, è fondamentale al Sistema Ambiguo. La Comunicazione promuove e diffonde l’arte fasulla e soffoca quella vera, profonda, e questa è la censura più efficace e perfetta: un meccanismo che nutre e propaga sé stesso, una vera e propria macchina a moto perpetuo. Dove sono gli intellettuali, i poeti, gli artisti? Dove è qualcuno che canti a squarciagola contro la devastazione? Gli artisti e i poeti sono come le api: se scomparissero, agli altri uomini non resterebbero che pochi scampoli di vita. Anello vitale dell’intero ecosistema: sono i responsabili dell’impollinazione.

  Vaste schiere di geni sono morti senza che nessuno si accorgesse di loro. Estirpare l’anima, cavarla. Disossare i riti culturali, dissanguare gli sciamani. Tutto ciò, rispetto alla complessità abbacinante del cosmo, non è che un battito del cuore nel sonno. Però, prima o poi, condurrà allo squartamento. E quello squartamento condurrà alla reazione. E nessuno può avere veggenza di ciò che accadrà dopo.

  La generazione degli sfollati. Incontriamo la Sfinge disposta a parlare e la decapitiamo con un cucchiaio.

  C’è qualcuno fra quanti hanno il Potere che sia disposto a dire la verità?

  Se sai alcuna cosa, taci. Ma ora quest’ordine è caduto. Ora è il tempo di essere espressivi.

***

  Note

  Ho scritto questo brano il 20 febbraio del 2009. La presente è una versione riveduta e corretta in data 21 marzo 2020, nel pieno della Pandemia da Covid-19. Le principali differenze rispetto a quell’arcaica del 2009 si riscontrano sul piano estetico. Tuttavia, ve ne sono altre che andrebbero approfondite. I posteri potranno fare un confronto fra i due brani (in coda troverete gli opportuni riferimenti).

  Anche attraverso i mutamenti riscontrabili nelle varie edizioni si esprimono gli autori.

  Ad ogni modo, il testo, nonostante siano trascorsi undici anni dalla sua prima stesura, si rivela perfettamente aderente all’Oggi. Ecco le ragioni che mi spingono a riproporlo.

  Il titolo originale era Il senso del Potere – Lettera a un Potente – Proclama.

  L’ultima parola rimanda al Proclama letto dall’autore giapponese Yukio Mishima poco prima di commettere il suicidio rituale (Seppuku), il 25 novembre 1970 – si veda Lezioni spirituali per giovani samurai (1970).

  La versione originale del 2009 conteneva un riferimento al romanzo Il lamento del dio, che stavo scrivendo dal 1998. L’opera ha visto la luce nel 2013, col titolo, Il dio osceno.

  Il seguente passaggio: «Che cos’è la libertà? Dopo averci ben pensato, ho capito che questa misteriosa parola non significa altro, infine, nel fondo di ogni fondo, che libertà di aderire al codice della propria anima» rimanda a Pier Paolo Pasolini. L’autore italiano, in Empirismo Eretico (1972), scrive, riferendosi alla parola “libertà”: «Dopo averci ben pensato, ho capito che questa misteriosa parola non significa altro, infine, nel fondo di ogni fondo, che… libertà di scegliere la morte».

  Mentre preparavo la mia tesi di laurea su Pasolini, intitolata La morte come esigenza espressiva (2007), ebbi il privilegio di frequentare Giuseppe Zigaina, pittore straordinario e amico fraterno di Pasolini, nonché suo esegeta. Questi mi raccontò delle parole che Pasolini aveva pronunciato per descrivere la morte di Mishima (non le citerò qui, perché è un segreto che voglio tenere per me). Non è un caso, dunque, se entrambi compaiono all’inizio di questo mio testo.

  Per concludere, il riferimento al codice dell’anima è preso dall’opera di James Hillman, Il codice dell’anima (1996).

  «Che quaggiù si viva in un Sistema Ambiguo è sotto gli occhi di quanti sanno ancora discernere». Ciò che intendo può essere compreso se si tiene a mente quanto scrive Henry Bergson in Materia e memoria (1896) circa il discernimento: esso è ciò che preannuncia lo spirito.

  «Un progetto vasto, da attuare grazie a un utilizzo sapiente della Comunicazione». Nel 2009 usavo il temine Televisione. Undici anni dopo, giacché è rafforzato in maniera eclatante il ruolo di Internet e dei social media, mi pare più opportuno scegliere la parola Comunicazione. Com’è facile intuire, nella parola Comunicazione intendo includere non solo il messaggio ma anche il modo, gli strumenti e i canali per mezzo dei quali tale messaggio viene diffuso ai fruitori. Soprattutto, includo ciò che, pur essendo parte di quel messaggio, viene distorto o addirittura omesso.

  «Permettere ai propri figli di vivere meglio di quanto abbiano vissuto i propri padri è solo il significato letterale, ossia quello superficiale, di un’opera che ha molti livelli di lettura: il Potere». Sui livelli di lettura e sulla necessità di anteporre sempre quello letterale, per poter comprendere gli altri, vi suggerisco il Convivio (1304-1307) di Dante Alighieri, e anche L’esoterismo di Dante (1925), di René Guénon.

  «L’aspirazione dei potenti è rovesciare la Legge». Intendo la Legge divina. Come scrivo in Mantra dall’Ovest (2004): «Che la legge degli uomini possa anelare a plasmarsi sulla legge di dio è, per la natura stessa d’un siffatto anelito, velleitario».

  «Però, prima o poi, condurrà allo squartamento». Ossia, finiremo per sentirci tutti come quell’incredibile scrutatore dell’abisso che fu Emil M Cioran – si veda Squartamento (1979).

  «Se sai alcuna cosa, taci». Da Thomas Mann, Doctor Faustus (1947). Ripreso anche nel mio Il dio osceno (2013).

Varie

  La versione originale de Il senso del Potere – Lettera a un potente – Proclama è stata da me utilizzata, nell’aprile del 2009, per la realizzazione di un video per la fase finale di un festival. Se volete cogliere tutte le differenze fra quanto avete appena letto e quanto avevo scritto in illo tempore, potete ascoltare per intero il documento audio-visivo presente qui:



  Sempre nel 2009, ho realizzato un brevissimo video intitolato Il lamento del dio (giusto per restare in tema di autocitazioni). Alla data attuale è senza dubbio presente sul web.

  Versione inglese de Il senso del Potere – Lettera a un potente – Proclama (edizione successiva a quella del 2009 ma non ancora definitiva – se si considera definitiva quella di oggi):

https://gioschiavone.wordpress.com/2018/01/09/the-sense-of-power-letter-to-a-powerful-man-proclamation/

  Mantra dall’Ovest, citato nelle note:

https://gioschiavone.wordpress.com/2020/03/15/mantra-dallovest/

***

3 risposte su “Il senso del Potere”

Ciao Giovanni, ho letto il tuo scritto per intero e mi sono sorti alcuni dubbi che vorrei esporti, senza per questo entrare in polemica.

Primo: “La libertà è la possibilità di aderire alla propria anima.” D’accordo. Preso per buono questo assunto, non pensi che questo però sia riduttivo? Voglio dire, pensi che ognuno di noi segua un destino prestabilito, prescritto? E se così è, come reagiamo di fronte a chi si oppone a un destino avverso?

Secondo: “la privazione della libertà avviene mediante l’estirpazione dell’anima.” Certo. L’uccisione di Dio e la messa in discussione del potere temporale sono gli elementi che fanno sì che la borghesia abbia raggiunto il proprio dominio. La rivoluzione francese. Ovvero, uccidere il re che perpetua il suo potere per mandato “divino” e che non poteva essere messo in discussione.

Terzo: “L’aspirazione dei potenti è rovesciare la Legge e rendere l’uomo disumano.” Intendi per “Legge” la legge di Dio?

Quarto: “L’arte, che è anarchica per definizione, è perciò sempre politica.” Su questo siamo d’accordo, ma non pensi che forse, proprio per questo motivo, l’arte potrebbe aspirare a mettere in discussione il potere rimasto intatto ai nostri giorni, vale a dire il dominio della borghesia sul resto del mondo?

Quinto: “La Comunicazione promuove e diffonde l’arte fasulla e soffoca quella vera, profonda…” E se la “comunicazione”, come tu la chiami, fosse utilizzata sapientemente per fare emergere un vero contenuto?

Sesto: “Dopo averci ben pensato, ho capito che questa misteriosa parola non significa altro, infine, nel fondo di ogni fondo, che… libertà di scegliere la morte.” Siamo sicuri che Pasolini abbia “scelto” la morte? Da quanto mi risulta, è stato ucciso dai fascisti e strappato alla vita, che amava sconsideratamente. Al contrario, odiava ciecamente la borghesia. E qui torniamo al quarto punto.

Settimo: “C’è qualcuno fra quanti hanno il Potere che sia disposto a dire la verità?” Ovviamente no, altrimenti non avrebbero più il potere. Il compito dell’artista, del poeta, è di trasmettere una verità, ammesso che ne sia a conoscenza, ed è per questo che i poeti sono i “non accreditati legislatori del mondo”, per riprendere un passaggio di Percy Bysshe Shelley.

Ottavo: “Dove sono gli intellettuali, i poeti, gli artisti? Dove è qualcuno che canti a squarciagola contro la devastazione?” Io sono qui e dico le stesse cose ormai da anni.

Nono: “La generazione degli sfollati.” A cosa ti riferisci?

Decimo: Pasolini, dici, ebbe parole di elogio alla morte dello scrittore nazionalista giapponese Mishima. Se è per questo, intervistò anche Ezra Pund. Ciò però non significa che il nazionalismo sia la risposta. Quale può essere, secondo te, il punto di contatto tra artisti così diversi e appartenenti a culture apparentemente così distanti?

Ti ringrazio anticipatamente delle risposte che vorrai darmi.

Caro Davide,

finalmente riesco a risponderti (spero non ci siano troppi refusi in ciò che segue, perché l’ho scritto di getto ora e non lo correggerò).

1) Non penso sia riduttivo dire che la parola libertà significa libertà di aderire al codice della propria anima. Penso sia la più ampia definizione di libertà che qualcuno abbia mai dato nella storia delle dissertazioni sul significato della parola libertà. Cosa c’è di più grande dell’anima? Per me, “codice dell’anima” non vuol dire destino prestabilito (come tu sembri intendere). Anzi, vuol dire l’esatto opposto: ciò che ti spinge a esperire l’incarnazione secondo le più intrinseche necessità della tua istanza spirituale. Davvero, il destino non c’entra nulla. Faccio fatica quindi a rispondere alla tua domanda sul come reagire di fronte a chi si oppone a un destino avverso. Dovrei prima chiedermi “che cos’è il destino?”. Ho una risposta che mi sono dato altrove e che ti riporto qui: «se il talento è la capacità di avere un destino (Thomas Mann), e il genio è eleggersi geniali e riuscirvi (Julio Cortázar), io desideravo per me un talento che aderisse al genio, un destino che illuminasse tutto».

Ecco, per sintetizzare, direi forse che posso credere nel destino, ma giammai crederei in un destino avverso. Tutto collabora al senso per il quale ogni cosa ebbe origine, all’inizio dei tempi. Anche il male è necessario. Giuda è il più importante degli apostoli: senza di lui, non avremmo saputo che il Messia era capace di risorgere.

2) La tua interpretazione delle mie parole, per quanto assai affascinante e della quale ti sono enormemente grato, non ha nulla a che vedere col reale significato delle mie parole. Quando dico “estirpazione dell’anima”, intendo proprio “estirpazione dell’anima”. Come fosse un organo del corpo. Come fosse qualcosa di fisico, tangibile. Non è una metafora dell’uccisione di dio o della crisi delle religioni (alle quali non aderisco), né del conflitto fra Chiesa e Impero. Qua dunque sono molto letterale in ciò che voglio dire.

3) L’ho scritto nelle note al testo. «L’aspirazione dei potenti è rovesciare la Legge». Intendo la Legge divina. Come scrivo in Mantra dall’Ovest (2004): «Che la legge degli uomini possa anelare a plasmarsi sulla legge di dio è, per la natura stessa d’un siffatto anelito, velleitario». Devo sottolineare una cosa: alla parola dio io non metto mai la maiuscola. Per me non ha nulla in comune col significato che i monoteismi attribuiscono a questa assurda parola.

4) L’arte deve mettere in discussone il Potere, io non ho mai detto il contrario. Anzi, io penso che l’arte metta aprioristicamente in discussione il Potere. Per il fatto stesso di esistere, l’arte sovverte il Potere. Non esiste arte contraria a questo principio: tutto ciò che contribuisce a rafforzare o affermare il Potere non è Arte. Ma attenzione: io non mi riferisco a un Potere politico (per me questa faccenda del dominio della borghesia non merita l’indagine: a me non interessa). Io mi riferisco al Potere del paradigma in cui ci si trova. Il potere delle convenzioni linguistiche, per esempio. Cosa fa la Poesia? Cerca di distruggere quelle convenzioni. L’assenza di tale forza propria dei poetastri che oggi ammorbano l’etere, che è così evidente da non necessitare alcun tipo di spiegazione a supporto, è il sintomo gigantesco del fatto che quella non è Poesia (la cosa terribile e divertente insieme è che loro non lo sanno e non lo sapranno mai). E questo solo per dirne una. L’arte sovverte tutto. Per quello dico che è anarchica per definizione. Per quello scrivo «L’arte è eversiva, contiene una critica al paradigma in cui viene partorita e, in ultima istanza, propone sempre uno sconvolgimento definitivo e radicale». Quando dico che è politica, non intendo la Politica in senso stretto: intendo tutto ciò che abbia a che fare con la comunità degli uomini. Si potrà facilmente obiettare che è esistita l’architettura fascista, per esempio, che amplificava e rafforzava il messaggio politico che il regime nel quale essa è nata voleva amplificare e rafforzare. Bene, di questo non sono del tutto sicuro: anzitutto occorre comprendere quanto di quell’architettura fosse realmente arte. Ma facciamo finta che qualcosa di quelle opere architettoniche fosse arte. Ebbene, quell’Architettura stava solo amplificando il gusto estetico corrispondente all’ideologia (e, beninteso, tutti i suoi simboli), ma non l’ideologia. L’Architettura non ha a cuore l’ideologia: l’arte non può avere a cuore un’ideologia. È libera sempre, anche quando non lo sa.

5) Mi chiedi, partendo dal mio uso della parola Comunicazione, se la comunicazione possa essere usata sapientemente per fare emergere un vero contenuto. Credo di aver risposto già a questa domanda nelle note al testo, che ti riporto qui: «nella parola Comunicazione intendo includere non solo il messaggio ma anche il modo, gli strumenti e i canali per mezzo dei quali tale messaggio viene diffuso ai fruitori. Soprattutto, includo ciò che, pur essendo parte di quel messaggio, viene distorto o addirittura omesso». Qui intendo proprio lo strumento che il Potere (non nel suo esclusivo significato di politico, come sopra ho già detto) adotta per comunicare qualcosa ai propri sudditi. Volendo, potremmo usare la parola Propaganda. Alla luce di ciò, è fisiologicamente impossibile che quella Comunicazione possa veicolare sapientemente un contenuto puro (o vero). Possiamo farlo solo finché restiamo antagonisti, almeno in qualche ambito, del Potere. E questo è un altro punto importante che voglio sottolineare: per me non è necessario lottare conto il Potere (dunque contro il Paradigma) su tutta la linea. Io posso aderire, come infatti mi capita, a una vasta parte delle dinamiche che il paradigma vigente attua. E contemporaneamente posso lottare contro il Paradigma su un unico fronte. Ciò fa di me, comunque, un antagonista del Potere. Insomma, non tutto ciò che esiste oggi va sovvertito, anzi. Certo, molte cose vanno migliorate, ma solo una microscopica scheggia del Paradigma va distrutta. Ed è sufficiente.

6) Mi chiedi se siamo sicuri che Pasolini abbia scelto la morte, e mi dici che probabilmente è stato ucciso dai fascisti. Ora, io ho abbracciato la tesi secondo la quale Pasolini ha profetizzato, nelle proprie opere, la sua morte, la tesi che prevede che egli abbia scelto e attuato la propria morte, attraverso un suicidio su commissione, affinché la sua opera (intesa come Monumento, dunque la sua opera omnia) fosse compiuta per intero. C’è qualcosa di spirituale, dietro, un senso di sacralità che affonda le proprie radici nel Mito e nel compiersi, all’interno della Realtà, del Mito stesso. È una tesi complessa e decisamente contestabile, tuttavia la stessa è stata ampiamente dimostrata (in modi così perfetti da lasciare basiti) da colui che l’ha suggerita: Giuseppe Zigaina (artista e amico intimo di Pasolini). È la tesi che ho portato avanti io nella mia laurea. Onestamente, ciò che tale tesi ha dato a me, alla mia opera, alla mia idea di letteratura, tutto ciò è così grande che non mi interessa se la tesi sia vera o falsa. Esattamente come a chi crede in Gesù Cristo non interessa sapere se Gesù Cristo sia esistito o no. È il significato profondo che il simbolo assume ad avere importanza. Per me è assolutamente plausibile che Pasolini sia stato ucciso dai fascisti per un complotto politico, oppure sia stato ucciso (come dicono alcuni) da un ragazzo che non voleva consumare un rapporto sessuale con lui. Probabile anzi che una di queste due idee sia più vera della tesi che ho abbracciato io. Ma, ripeto, a me non interessa. A me interessa il senso, che non posso spiegarti qui perché è di una complessità importante, che tale tesi ha per me e per la mia idea di Letteratura e di Vita. In ogni caso, ti suggerisco di leggere “Hostia”, d Giuseppe Zigaina, se vuoi farti una prima idea della faccenda.

7) Niente da dire rispetto al tuo punto. Ci sarebbe da discutere forse sulla Verità, sul significato di quella parola, ma mi pare davvero un altro contesto. Forse, la grossa sfida è capire quale sia la “Verità del Potere”.

8) Purtroppo, quando invoco intellettuali, poeti o un artisti che vogliano cantare a squarciagola contro la devastazione del mondo, sto invocando qualcuno che abbia abbastanza potere (cioè abbastanza fama, visibilità) da risultare efficace. È curioso notare come nessuno fra quelli “che contano” si sia schierato veramente contro il Potere. Forse, aderire al Potere e ai suoi dogmi è la condizione mancante la quale si è boicottati e obbligati per sempre a restare ai margini.

9) La generazione degli sfollati: coloro che non hanno patria, pur vivendo nei confini della propria, perché non vogliono o possono riconoscersi nella classe dirigente. Ecco chi intendo. Non so ancora se mettermi in questo gruppo o no. E per “sfollati” intendo anche coloro che sono stati mandati via dalla loro patria spirituale, cioè dalla sacralità dell’esistenza: e qui si torna all’idea che l’anima possa essere estirpata. E questo è qualcosa contro cui per certo lotto ogni giorno, ferocemente.

10) Ti risponderò con un elenco, sperando che tu possa cogliere i fili: il nazionalismo giapponese non ha nulla a che fare col nazionalismo europeo; le idee politiche degli artisti non partecipano della portata artistica delle loro opere, nemmeno quando la politica in senso stretto sia prepotentemente presente in quelle opere; in ogni caso, Mishima era contro la sottomissione del Giappone al nemico, agli Stati Uniti d’America (con tutto ciò che ne deriva e che sarebbe stato, per esempio il turbo capitalismo); Pasolini e Mishima hanno in comune la seduzione della morte (presente in vastissima parte delle loro opere), e il fatto che entrambi abbiano scelto la propria morte (in base alla tesi su Pasolini di cui parlavo sopra) – senti cosa scrive PPP (cito a memoria): «Solo la morte dell’eroe è uno spettacolo, e solo essa è utile», oppure: «Kennedy, morendo, si è espresso con l’estrema sua azione» (pensa che Pasolini scrive questa cosa in un testo di critica cinematografica), e poi prova a ricordare come si è ucciso Mishima: da eroe, in diretta nazionale. Non a caso, i giapponesi lo considerano, oggi, l’ultimo samurai rimasto. Per sintetizzare: i punti di contatto fra gli artisti esulano dalle loro idee politiche. L’uomo importa fino a un certo punto, a me interessa soprattutto l’opera. Vero è che talvolta la biografia aderisce all’opera e viceversa (succede ai più grandi, secondo me. È successo a Mishima e Pasolini). Ma è più vero che l’unica cosa che conti realmente è l’arte.

Un caro abbraccio, e grazie per il tuo prezioso intervento.

Carissimo Giovanni,
ti ringrazio per aver risposto alle mie domande. Devo però ribattere a mia volta, in modo da essere il più chiaro possibile e non venire frainteso. Vado a integrare le tue risposte per punti, in modo da seguire un filo logico nella discussione.
1) Ciò che c’è di più grande dello spirito e dell’anima ce lo ha insegnato Nietzsche, autore che sicuramente apprezzerai, in un aforisma di uno dei suoi libri più conosciuti (cito a memoria): “Le spiegazioni mistiche passano per profonde. Il problema è che non sono neppure superficiali.” (La Gaia Scienza, Libro Terzo, Aforisma 126)
L’anima per me non è un argomento, la vedo come un’ombra di quel dio contro cui abbiamo impostato il pensiero moderno e che tu scrivi con la lettera minuscola; con “destino avverso” intendo invece un’altra cosa: che ne facciamo del debole, di colui o colei è nato o è nata in una situazione sfavorevole rispetto a chi lo domina?
2) non credo che spetti al potere “estirpare l’anima” o meno; abbiamo ucciso dio per essere consci delle nostre azioni, e assumercene la responsabilità; quando Zarathustra giunge nella piazza a dire che dio è morto, gli atei lo scherniscono: siamo noi moderni ad avere estirpato l’anima come idea, per essere finalmente responsabili del nostro libero arbitrio;
3) il potere (borghese) ha rovesciato la legge divina per perpetuare il suo dominio sull’umanità: è chiaro, abbiamo ucciso dio e con lui la “legge” che poneva un monarca assoluto al comando, proprio perché considerato “divino”;
4) scrivi che l’arte deve mettere in discussione il potere, altrimenti non è arte, ma rifiuti di prendere in considerazione la possibilità di distruggere il potere della borghesia (ciò che Pasolini ha cercato di fare con la sua opera): questo fa di te un piccolo-borghese, perché anche tu a tua volta aneli un potere, per quanto artistico. Sei inviso al potere attuale perché non ti consente di raggiungere la posizione che vorresti, il che è diverso da essere contro ogni potere. Come scrissi nel 2012 in “Costruire per distruggere” (e qui mi auto-cito): “Gli artisti non devono cambiare il mondo; in compenso, potrebbero distruggerlo. Il fatto che lo mantengano integro fa di loro degli artisti mediocri o li relega nella sfera – certamente valida ma anti-rivoluzionaria – del mero artigianato.”
I “poetastri” di cui parli servono unicamente a colmare un bisogno di consumo e intrattenimento da parte del pubblico, che loro sono ben contenti di soddisfare. Ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Ma il problema non sono loro: il vero problema, per me, è il talento inespresso, il non riuscire cioè a indurre una rivolta nella poesia e una presa di coscienza attraverso di essa. L’arte è merce e la poesia è anch’essa spettacolo. Qualunque sia la tua posizione a riguardo, il sistema in cui viviamo ci costringe a questo orizzonte. L’arte e la poesia non possono esimersi dallo spettacolo, pena l’oblio. Lo spettacolo, la merce, come diceva anche Pasolini, che ha spersonalizzato il nostro sentire e ha distrutto le varie realtà particolari, ci rende impossibile alzare lo sguardo. Il motivo principale per cui l’arte e l’architettura fascista, ad esempio, non erano libere dall’ideologia è lo stesso per cui non lo erano l’arte e l’architettura sovietica: erano, appunto, propaganda, e Majakovskij si è sparato per non doverle fare da megafono; Marinetti è diventato ministro della cultura del Partito nazionale fascista (non è la stessa cosa). Oggi l’arte e la poesia che hanno successo sono quelle che tessono le lodi del consumo e dello spettacolo. Perché questa è la loro ideologia. Quindi è giusto rivendicare un’indipendenza totale dell’arte, che rimane tale solo quando è contro ogni potere; senza cadere però nell’errore che l’arte possa, da sola, cambiare le cose o che gli artisti debbano, altresì, conquistare il mondo;
5) la mia domanda era, ovviamente, retorica: è chiaro che non si possa fare emergere un contenuto autentico dagli spalti del potere: per questo occorrebbe unon una rivoluzione, vale a dire la sostituzione del potere vigente con un potere nuovo, ma una rivolta permanente, quella che tu rifiuti perché richiederebbe un sacrificio troppo grande; essere artisti antagonisti, dunque, rinnova solo il nostro status di artisti, ma non cambia le regole del gioco, e questo, per me, è l’unico paradigma che conta;
6) al di là della tua idea di letteratura, che rispetto, l’omicidio di Pasolini dovrebbe interessarti proprio in virtù della tua predilezione per la “verità”. A tal proposito, la tesi sulla morte di Pasolini come “suicidio commissionato” di Zigaina mi sembra abbastanza campata per aria: quando Pasolini scriveva sul Corriere nel suo famoso articolo, “Io so” (14 novembre 1974) di conoscere “i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe” ma di “non avere le prove”, turbò profondamente l’opinione pubblica borghese; proprio per questo (lo disse anche Oriana Fallaci, non certo un’autrice “di sinistra”) fu “adescato” dal giovane Pelosi, noto borgataro omosessuale che era solito battere alla stazione Termini, l’1 novembre 1975, e ucciso con la complicità dei fascisti (quattro in tutto) il 2 novembre ’75. La natura fallace della difesa di Pelosi è facilmente riscontrabile nelle versioni contrastanti delle sue deposizioni, tutte agli atti. Il processo fu insabbiato proprio per proteggere i mandanti dell’omicidio e Pelosi si è portato il segreto nella tomba. Gli argomenti che sostengono questa tesi sono ampiamenti comprovati e ripresi in vari libri e film, tra cui “Pasolini, un delitto italiano” di Marco Tullio Giordana (1995);
7) ancora Nietzsche ci ha insegnato che non esiste una sola verità (altrimenti sarebbe un dogma), e che in un mondo nel quale niente è “vero”, tutto è “permesso” e che “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”; ma poi aggiunge, “perché un fatto venga considerato tale, deve avere un senso” (Frammenti Postumi, 1887-1888);
8) esistono intellettuali e artisti che hanno detto la loro verità e hanno subìto una vessazione continua da parte del potere, Pasolini in primis, quando non proprio un tentativo di damnatio memoriae dalla società dello spettacolo, come nel caso di Debord, che non viene studiato nelle università se non come cineasta, escludendo la parte più radicale del suo pensiero. Qui ti riporto al mio scritto, che conosci, sui “Poeti convinti che la bellezza salverà il mondo – Parte 4” e da lì capisci perché sostengo che non basta essere solamente artisti: arriva il momento di essere uomini;
9) quello che tu definisci “anima” io lo chiamo “sé”, vale a dire la parte più profonda e meno “educata” di noi stessi, che nessuna civiltà potrà mai addomesticare; in questo senso anche io mi sento di appartenere a una generazione di “sfollati”, se vogliamo. Ma so anche che per riappropriarmi del mio essere devo superare il nichilismo e tendere a qualcosa che non si fermi alla mancanza di senso dell’esistenza; come scrive Camus ne “Il mito di Sisifo” (1942): “L’uomo si scopre per quello che è nel deludente rapporto col mondo. La nascita del sentimento d’estraneità rispetto ad esso è causata dalla finitudine umana, sofferta e non mai accettata, dall’infinità dell’universo, la cui primitiva ostilità risale a noi attraverso millenni, e dalla contraddizione che lega l’una all’altra”;
10) siamo d’accordo che il nazionalismo europeo e quello giapponese abbiano un’accezione diversa e che Mishima venga considerato, nel migliore dei casi, come un “conservatore decadente” (cfr. Moravia), ma il mio giudizio prescinde da questo aspetto: ti ho chiesto, e hai eluso la mia domanda, se per te il nazionalismo possa essere una soluzione alla decadenza del presente. Pensare che l’arte sia l’unica cosa che conta a questo mondo ci rende degli esteti incalliti, proprio comei nazisti. Goering accoglieva i propri ospiti in vestaglia, a volte truccato da donna. Avere una visione solamente estetica dell’esistenza ci porta ad una sostanziale pulsione di morte, la stessa di Mishima, ma non di Pasolini, che adorava profondamente la vita.
Poscritto: perfino Nietzsche era troppo irrimediabilmente “educato” per concepire una civiltà successiva a quella cristiana. La soluzione ce l’ha data Stirner, ne “L’unico e la sua proprietà” (1844): “L’età precristiana e quella cristiana proseguono due fini opposti: la prima vuole idealizzare il reale; la seconda vuole realizzare l’ideale; la prima va in cerca dello “Spirito Santo”; la seconda del “corpo trasfigurato”. Perciò la prima si chiude con l’insensibilità verso il reale, col “disprezzo del mondo”; la seconda finirà con il rigetto dell’ideale, col “disprezzo dello Spirito.”
Spero di non essermi dilungato troppo e di essere stato il più possibile esauriente.
Con stima,
Davide

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...