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L’Alternativa

  Il Lido Tricolore brillava di sofisticate tonalità acriliche: giallo, arancione, rosso, marrone, blu. La luce del sole era quella di una mattina tra la primavera e l’estate, quando il futuro tende a sembrarci ancora gravido di frutti dolci. I droni vaporizzavano acqua all’eucalipto, mentre ologrammi fosforescenti di sirene e tritoni nuotavano, come se l’aria fosse un mare, in mezzo alle persone sdraiate all’ombra di palme sintetiche.

  Non si trovavano lì per caso: erano i condannati. Quella era l’Alternativa.

  I cittadini che durante la crisi sanitaria appena passata – l’evento pandemico che aveva sgretolato l’ossatura del mondo e disintegrato le economie delle maggiori nazioni – avevano violato le norme imposte dal Governo, finalizzate a bloccare il vasto contagio mediante una pressoché totale sospensione delle libertà individuali, erano stati schedati. Molti, infatti, avevano eluso la quarantena, sospinti dall’idea che il virus misterioso fosse una montatura messa in atto per non meglio precisabili ragioni, o perché stremati dalla fame e dall’esiguità delle razioni alimentari concesse dall’Esercito, oppure nel tentativo di unirsi ai propri cari, per morirci assieme.

  Adesso che l’emergenza era un ricordo, tutti i trasgressori erano stati giudicati colpevoli. Non ci sarebbe stata nessuna amnistia, perché il Governo non ammetteva errori né debolezza. Soltanto, aveva concesso loro di poter scegliere: la detenzione o il Lido?

  La spiaggia era permeata da un’intelligenza indecifrabile, un dio oscuro apparso immediatamente dopo la fine della pandemia. I granelli di sabbia erano affilati come bisturi e vibravano velocissimi sotto i corpi dei condannati. Ecco in cosa consisteva la loro pena: restare immobili cercando di sopravvivere.

  Il dio alieno pretendeva, in cambio dell’immunità di gregge, quel sacrificio umano. Ogni giorno si registravano decessi e feriti gravi, sempre irrimediabilmente mutilati. Le lesioni sviluppavano subito, in pochi minuti, un tessuto cicatriziale che impediva l’impianto di protesi. Certo, i più ne uscivano indenni e le probabilità di morire o di subire amputazioni erano, secondo le previsioni del Ministero di Grazia e Giustizia, significativamente inferiori a quelle di essere uccisi nelle prigioni, in considerazione dello stato terribile in cui versava il sistema carcerario, collassato durante la crisi.

  Quasi tutti sceglievano l’Alternativa.

  Alcune organizzazioni umanitarie erano insorte, specie alla luce delle testimonianze scioccanti che erano state pubblicate e che mostravano la violenza del sacrificio: la carne maciullata, i tessuti lacerati, le urla, la sofferenza che incendiava i nervi. Il sangue che eruttava dai corpi, come da fontane progettate da uno scultore macabro. Tutto ciò, però, non era bastato. Al referendum appositamente indetto aveva prevalso il voto di quelli favorevoli all’Alternativa: finché fosse rimasta una libera scelta, i condannati avrebbero beneficiato di quella possibilità.

  La Repubblica si confermava unita e risoluta. Il Tricolore sventolava nelle strade. La ricostruzione sarebbe stata veloce e trionfante.

***

Salvador Dalí, Volto della Guerra (1940).

Ho visto quest’opera il 6 gennaio 2019 ad Alba, Italia, mostra Dal Nulla al sogno, Fondazione Ferrero.

Collezione Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, Netherlands.

3 risposte su “L’Alternativa”

Grazie Davide!
Gran mostra, quella. Me la sono proprio goduta.

Dio benedica l’Arte.

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