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Il male oscuro

  13 giugno.

  L’Organizzazione Mondiale della Sanità, per mezzo della voce globale della Aphosrei Newspaper Corporation, alle ore 20:55 secondo il fuso orario di Gebal, comunicò che negli ultimi quattro mesi un male oscuro aveva provocato la morte di duemilioni di persone in tutto il pianeta.

  La sala dell’Aphosrei si riempì di domande. Furono biascicate le seguenti risposte:

      – Uccide in sei giorni. Nonostante l’instancabile lavoro di molti scienziati, la natura del male non è stata decifrata. Ecco perché lo abbiamo definito oscuro. Attualmente non vi sono medicine né vaccini.

  Il coro domandò come si trasmettesse.

      – Il male è latente, non si trasmette da un individuo all’altro. – rispose il portavoce dell’Organizzazione. – Da molto tempo lo conosciamo. Quindici anni fa, per essere precisi, fece la sua prima comparsa a Torino. In quindici anni abbiamo accertato duecentoquaranta vittime. Quattro mesi fa, improvvisamente, si è scatenata la pandemia.

      – Perché in questi quindici anni non avete reso pubblica la sua esistenza? – domandò  il coro.

      – Non lo ritenevamo necessario. Tra il dicembre 2012 e il gennaio 2027 si sono verificati duecentoquaranta casi esclusivamente a Torino. Nessuno è morto altrove. Poi, d’un tratto, la pandemia. Il primo febbraio di quest’anno, l’ospedale civile di Antony, a Parigi, ha registrato il decesso per cause ignote di un turista statunitense. Allertati, abbiamo appurato che si trattava del male di Torino. Seguirono due milioni di vittime. Allo stato attuale non siamo in grado di fornire una soluzione.

  La conferenza durava da venti minuti. Gli spettatori, secondo i dati elaborati in tempo reale dall’Aphosrei Newspaper Corporation, erano saliti oltre i quattro miliardi.

      – Ritenete possibile trovare una cura o un vaccino?

      – Vogliamo sconfiggerlo. – rassicurò il portavoce – E già sembra esserci una buona notizia, giunta da poco in questa sede: da Toronto abbiamo ricevuto la segnalazione di un caso di auto-guarigione. Un gruppo di esperti sta partendo per il Canada allo scopo di verificare.

  Il coro manifestò sollievo.

      – Non occorre assumere misure speciali di profilassi. Il male non è contagioso. La Repubblica Confederata Europea ci ha assicurato per prima la massima collaborazione, e contiamo di ottenere presto le medesime disponibilità da altri governi. In accordo con la Aphosrei Newspaper Corporation, e con il beneplacito delle Nazioni Unite, abbiamo deciso di rispettare l’inalienabile diritto all’informazione di ogni cittadino di questo pianeta.

      – Perché ha colpito solo Torino per quindici anni?

      – Non lo sappiamo, ma lo scopriremo presto.

      – E se non riuscite a curarlo?

      – Ci riusciremo. Dobbiamo continuare a lavorare facendo tesoro della preziosa esperienza accumulata. Siamo fiduciosi.

  Lentamente, con abilità, il portavoce seppe infondere nella gente un armonioso senso di speranza.

  A dire il vero, i Potenti avevano deciso di divulgare qualche ragguaglio sull’epidemia in modo da calmare le masse – che presto, a causa delle morti sempre più numerose, sarebbero insorte –, facendo loro credere che la situazione fosse sotto controllo. Era necessario evitare che il banchetto di commiato da lungo tempo allestito fosse rovinato dai lamenti delle vittime sacrificali.

  Anche l’avvocato Thomas Twin e Jean Blaise stavano guardando la conferenza stampa.

  Jean era ricercato. Numerosi testimoni e molte prove lo avevano incastrato per l’omicidio di Riccardo Colonna. L’arma del delitto, ritrovata accanto al cadavere, era risultata la stessa della brutale esecuzione di Bricherasio. Ora, perciò, viveva da latitante con l’avvocato, in una villa a Como. Studiavano insieme il libro di Giona, poiché si erano convinti che la soluzione dell’intrigo fosse custodita in quelle pagine.

  Ma questo male oscuro da dove veniva? Quanto avrebbe inciso sulla Storia? Quanto avrebbe scardinato il complotto di Potenti?

      – Se fosse vero, Tommy… Sai che cosa significherebbe?

  Un lampo fece brillare la sera; poi, il boato di un tuono. Il temporale riflesso nel lago.

      – E se davvero ci siamo ingannati? – chiese Thomas.

      – È incredibile. – disse Blaise. – Stanno mentendo a tutti.

      – Nei sei convinto?

      – È evidente.

      – Pensi che il male non esista?

      – Esiste, certo. Ma è una loro creazione.

      – A chi dobbiamo credere?

      – Tutto ciò non è reale. – esclamò Blaise. – Questi cinque mesi, intendo dire, da quando conobbi Giona, sono la zona più distante dalla realtà che io abbia mai toccato: cinque mesi che non avrei mai dovuto vivere. Il male oscuro! Ma che diavolo significa? Ti pare possibile essere giunti a questo? Duemilioni di cadaveri in quattro mesi?

      – Da quando ho conosciuto te e Paul è cambiato tutto. Non riesco più a recuperare un pezzo di me. Credo… – ma il suono del suo cellulare lo interruppe. Stavano chiamando da una numerazione riservata.

      – Cerco Jean Blaise.

  L’avvocato guardò Jean.

      – È importante, Thomas. – continuò l’uomo dall’altra parte del filo.

      – Perché sai il mio nome?

      – Credi che Thomas Twin sia il tuo nome? Passami Jean. È importante.

      – Chi sei?

      – Gabriele Selenio.

  Twin sobbalzò.

      – Gabriele Selenio?

      – Devo parlargli di Lilith Kapoor.

  L’avvocato lo mise in attesa.

      – Vuol parlarti di Lilith. – disse a Jean. – Non può essere davvero lui. È una trappola.

  Jean non riusciva a pensare. Thomas tornò al telefono.

      – Non lo vedo da settimane. – rispose a Gabriele.

      – Non devi sondare a me la ferita.

      – Sei pazzo?

      – Thomas, passamelo. Quanto a lungo dubiterai?

  Un altro tuono scheggiò l’aria. Blaise si destò dall’incertezza e si fece dare il cellulare.

      – Gabriele? – disse.

      – Jean.

      – Sai che non posso fidarmi di te? Ti ammazzerei se tu cercassi d’ingannarmi.

      – Chi è vivo non muore mai. Anche sottoterra, anche fatto a pezzi.

  Blaise si ricordò di una frase che gli aveva detto Paul, e trasalì.

  Il temporale era sempre più violento.

      – Dove sei? – chiese Blaise.

      – Domattina. Questa notte dormi.

Estratto dal capitolo sedicesimo de “Il dio osceno”, (2013) – di Giovanni Schiavone.

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