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Avrei ereditato in segreto

  L’autore ha continuato ad arricchire la propria opera con elementi nuovi successivamente alla stampa della presente raccolta, pertanto le note del curatore andranno considerate un fenomeno folcloristico al di fuori del seno del ventre tuo.

  Per le volte che non sono venuto a cena, per le volte che non ho citofonato. Guardare la tua finestra – tu ancora viva –, fasciato dal fumo delle sigarette con cui sotto casa tua bruciavo i miei polmoni per scorgermi vivo, accatastare tessuti cicatriziali l’uno sull’altro, maybe because I was born breathless and you thought I was dead (the very first time your eyes met mine): forse per un impulso prenatale all’apnea.

  Ricordo che cercavo parcheggio sotto l’ospedale Gradenigo: via Giovanni Francesco Napione, corso Regina Margherita – quartiere Vanchiglia, Torino. Quarto piano, oncologia. Più di un mese, ogni giorno.

  Quando muore qualcuno che si ama, quel qualcuno prende a esistere in un presente reiterato e permanente, inscalfibile, sacro. La persona scomparsa è d’improvviso più viva di prima. Il lutto dunque amplifica l’hic et nunc, il qui e ora, in virtù di un altrove e mai più. Ciò è evidentemente paradossale. Il lutto amplifica e smaschera l’ambiguità che la morte alleva nel proprio grembo di cera calda. Si inizia a percepire una presenza in virtù d’un’assenza.

  L’assenza diviene onnipresenza.

  The greatest answer (please, remember that the autopsy showed us it was not a gunshot – perhaps his head exploded with paranormal help, o forse con l’aiuto di un dio). Riteniamo valide le modifiche proposte e intendiamo accoglierle tutte. Ciò che principalmente ci preme è la resa su vasta scala del nostro prodotto. L’assemblea degli azionisti accetterà le condizioni che saranno elencate durante l’incontro che si terrà all’Hotel Roma, subito dopo il suicidio rituale in Japanvisione.

  Le creature che popolano questo mondo plastico sono speculari. Essere sotto quella che fu casa tua rende tutto così plastico, il dolore si fa plastico – là è dove mangiavi da sola quando tornavi a piedi dal lavoro, l’appartamento che avevi affittato per scappare e io ti amavo ma non potevo più dirtelo perché ero adulto e arrabbiato perché si continuava a chiedermi un sacrificio troppo grande per la mia gola desertificata. Là è dove mangiavi quel poco che avevi comprato per te, prima della diagnosi; vedo il tuo salotto attraverso i muri a sette piani da questo asfalto sul quale cammino tre anni dopo la tua morte e ti cerco perché manchi. Sicuramente piangevi per la solitudine e io non venivo a trovarti e ora manchi.

  Il processo di elaborazione del lutto coinvolge l’architettura dello spazio espositivo del padiglione progettato dentro questa sterminata basilica quanto manchi – non era Medusa a farmi di pietra ma l’aver dimenticato come si piange dal profondo. Dal profondo sorridevi, io dal profondo indugiavo davanti allo specchio per scorgermi piangere. La tua installazione incerta sul tempo sacro non preannuncia né contempla una conoscenza accademica della scultura rinascimentale ma s’eleva a metro di paragone dei Rinascimenti futuri.

  Io ti stavo proponendo un tacito accordo, ti stavo proponendo che da te avrei ereditato in segreto null’altro che il tuo dolore, nulla se non le tue lacrime, se non il tuo dolore al latte materno, condensato, a patto che tu non te ne andassi mai. The conversation explores the way in which the traces of you can be interpreted as meaningless. Non che tu non potessi capirmi, era solo che non avevi bisogno di farlo. Your soul was able to grasp the situation but not to avoid it. La voce extradiegetica dell’artista recita frammenti tratti da poemi non ancora del tutto definitivi, because creativity is an open space, an empty mouth. I used to be an artless artist. The idea of discussion started with a clairvoyant sound designer. La mia sonnambulistica infanzia.

  Da Avinguda Diagonal vado a piedi fino a Passeig de Gràcia e poi raggiungo Plaça de Catalunya, Barcelona. Mi permea la sensazione di non essere dove dovrei. Notte. Ubriaco. Trentaseienne. Una sigaretta dopo l’altra. Turiste inglesi, venticinquenni, bionde, rumorose, seminude. Mi vengono addosso ridendo. Quegli odori conosco. Conosco il senso di colpa e non voglio più provarlo. Ignoro. Cerco di ragionare pur nel serrato babelare interiore fatto di rimandi e riflessi che legano questo gruppo di opere sparse tutto attorno al genoma del mondo. Il fiore è uno scorcio. Mind the gap. Si tratta a tutti gli effetti di una cronaca intitolata “Il giorno in cui leggemmo il Marchese De Sade”. The artworks of Madama Jovanskj investigate how notions such as memory, trauma, identity and right to suicide play a role in creating metaliterary awareness. Science fiction is the vehicle she chooses for challenging conceptions of time and geographical belonging. La fantascienza permette a Madama Jovansky di analizzare e in qualche modo scandagliare il disastro imminente. Scoprirsi shintoisti. Trovare casa, finalmente, in un santuario a Kyoto. Suspended between the limbo of the present and an uncertain future. Spirit moves through all things. Unattended objects will be destroyed by the Police.

  Combatteremo sempre la sensazione di essere pagani, di essere osservati se piangiamo da adulti, di fronte al loculo di chi ci diede il primo latte. Tutti i monoteismi contengono scenari plausibili e verosimili esclusivamente all’interno di paradigmi che abbiano bandito le forze divine dai propri confini di plexiglass. Non esistono lacrime di gioia ma solo dolori cristallizzati.

  Che lo Spirito si muova attraverso ogni cosa e che tutti i semafori siano verdi, che il sogno sia tangente alla veglia, che io non abbia un foro fra le tempie e l’inchino sia per sempre, che un tempio mi sbocci in mano e io abbia più denaro. Che il sonno vi ristori.

  Pulirò ogni stanza, domani.

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