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I nomi del santo

Perché amavamo sederci a mense
più sacre di questa Terra,
difettavamo l’articolazione dei nomi del santo.

Tu dischiudevi la forma del dolore
come fosse incavo nel tronco.
Io mescolavo al midollo del tuo cranio
la mia dentatura sonora.

Seguivo la moda adultera: esistevo.
Una nazione in preghiera era il manto
che mi riparava dalle ansie dei preti,
dei capi, di quelli che rinchiudono i puri.

Dimmi le volte che ti sei vista eletta,
che guardavi il mio corpo nell’avaria
di tessuti scuri, mandibolari.
Rubavamo valigie di civiltà estinte:
partivano i pendolari, restavamo noi nudi.

Era il balbettare di rimandi a domani
a scavarmi le pelli sotto le ciglia.
Diventavo più adulto di una valle in abbandono.

Scansavo il disastro, la vergogna di essere
crudi. Quando ignoravo il canto degli uccelli,
chiedevo perdono.

Le mie mani, piene di gloria, ricordo.
Lei era una girandola troppo viva
per questa condanna che si chiama chimera.

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