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Giovanni Schiavone Il dio osceno Jean Blaise Literature Romanzi Science Fiction

Un assordante nulla

  Una perla di sperma precipitò dal pene sidereo dell’Aquila. Angeli sordomuti portarono in processione il Toro d’Egitto; Sfingi imbalsamate sbucciarono le anime del purgatorio e ne usarono le colonne vertebrali per squartarlo. I barriti dell’animale percossero i portoni delle Origini e allertarono i Custodi del Segreto. Le urla di esultanza delle Sfingi, tracimando nei crateri dei sistemi solari, prosciugarono il midollo degli universi. Dal Toro diluviarono comete di sangue viola che intasarono il drappo sonoro. Le vene dei Titani si gonfiarono ostruendo gli stomaci della Terra. Ai Custodi del Segreto venne data l’impellenza di partorire gole d’ambrosia. Essi ubbidirono bevendo gli organismi di uccelli a sei ali. L’Arcano Intarsiato deflagrò in mille pezzi che strabordarono mari. L’acqua fu scagliata sul pube della Madre Scarlatta, che l’assorbì dal proprio ombelico; le sue viscere furono percorse da millenarie maree traboccanti di pesci e balene. Ai Titani schizzarono via gli occhi e le braccia, che vagarono nelle gallerie siderali. Si sprigionarono nebulose palpitanti che salmodiavano banchi madreporici. Cascate d’unguento esplosero dalle gole d’ambrosia e si riversarono nelle tube uterine di gigantesche sirene, dove miniere d’argento fuso ribollivano sopra il perenne fuoco di vulcani di salnitro.

  Gli oceani battezzavano dall’interno le frattaglie sante e benedette della Madre Scarlatta; sterminati agglomerati di pesci vorticavano tra i suoi organi osannati, le squame rilucevano abbagliate da danze sinuose di lampi, al contempo forando la polpa consacrata di un Sebastiano piangente alto come il monte Meru. Galassie di escrementi d’oro mareggiavano insieme agli oceani lungo i sacri intestini della Scarlatta. Giacimenti di zolfo furono rovesciati negli spazi intercostali dei figli dell’Orso. Un alito passeggero, impastato con mieli pisciati da api smeraldine, assunse la forma di cuori divini. Uno sciame di sciapodi volanti trasportò i cuori sullo zolfo e la bava monacale, dove quattrocentotrentaduemilioni di tarantole, rosseggiando come rubini, eiacularono trivelle di tela creando una mucosa splendente come le lacrime di dio e liscia come i suoi condotti lacrimali. Schiere angeliche inneggianti ingoiarono la mucosa e la digerirono benedicendo ogni tempo, poi latrarono trentasei volte e la rigurgitarono sulla vasta zona perineale della Madre Scarlatta. I demoni di settantadue inferni unirono i loro falli acuminati e bestemmiando generarono l’ano; la mucosa sprofondò nel traforo escrementizio e le feci della Madre esplosero con potenza. Dodici ere di Planck convergerono verso lo spiraglio dell’Oltre e diedero origine ai flutti della memoria.

  Il drappo sonoro si empì del sangue del Toro ostruendo ogni poro dei Titani. La percezione degli astri venne inviata a rifulgere sul drappo affinché esso bruciasse, ma l’olio di pietra a fondamento di ogni Conoscenza emerse da fosse nasali per scongiurare l’intento. Lo scontro evacuò duemilacentosessanta parusie che si persero come latte nello spazio oltrecosmico. Allora i Titani regredirono a embrioni e furono dati in custodia agli uteri molli delle femmine d’oro. L’istante piombò nel futuro e tornò trasmutato, ma sanguinante. Agli dèi lagomorfi venne concesso di banchettare sulla carcassa del Toro.

  Fenici di alabastro respirarono all’unisono da remote incavature di microstelle. Tempeste di sabbia si abbatterono nei meandri del fato modellando altari di Sali, su cui venne riversato il midollo degli universi.

  Coralli lampeggianti sprigionarono messia beatificabili nella vasta eco della Parola Primeva. Contemplazioni danzanti avvolsero le realtà. Faraglioni di lamenti funebri avanzarono in marcia come armate invincibili, sorvolando ogni solco con grazia sublime. Lingue concave risucchiarono noduli fonosimbolici accartocciandone le attitudini, e piovvero cristalli sanguinosi ed eventi catastrofici, le Muse pisciando su immondezzai di pasta umana scotta quasi liquida. Dorsali oceaniche furono tese come archi d’Anŝan e scagliarono sequoie che martirizzarono ancora Sebastiano, dal cui respiro smorzato scaturì uno smisurato apporto energetico che fece tintinnare le campanelle del Matto. Lune crescenti cullarono palme e chimere selvatiche. Il vomito della Giustizia si riversò ondeggiando sui canyon delle terre occidentali. Il vento del nord spirò volatili amaranto per leghe infinite. Famelici ermellini rosicchiarono il terzo occhio delle spose vergini e scavarono riserve petrolifere entro i malleoli della Sovrana Funambolica. Le spirali alla deriva nei fanghi dell’Oblio furono riorganizzate secondo le sequenze logaritmiche del futuro Ordine. I poli del sessantaquattresimo orizzonte si stabilizzarono appena fu compiuta l’ora terza.

  Il rapporto con l’antico mondo si esaurì insieme all’agonia della Falena allorché le sue ali bruciarono nel crepitio dei Roghi Spontanei. I ponti sopra l’Assurdo si sgretolarono per effetto d’improvvisi sfoghi sismici. Alle acque erranti venne finalmente data una via, a imitazione dei tortuosi fianchi di Ishtar, Sette Volte Santissima. Nani avvizziti s’insinuarono nelle pieghe del mantello disteso fra le monadi astrali di quell’evo. Substrati delle profondità bollirono come rizomi stimolati dall’odio, e fu anticipata l’ora sesta. Ebbe inizio l’espiazione tramite lo sfondamento del torace e poi lo smembramento. Il Mito divenne reale e insieme efficace. Le retrocessioni del Magma furono contenute da dighe di ossa leonine spolpate da angeli ribelli. Sul ventre languido della Scrofa Divina comparvero semi simili a bocche, penetranti e al contempo penetrabili come androgini immuni a trasmutazione. Flauti di femori furono intrecciati nel concepimento felice di nuove tonsure, e germogliarono cicloni di suoni suadenti, castani e arancioni come pelo di arieti. Conflitti rivoluzionari all’interno di azzurri eucarioti suscitarono scandali presso governi fascisti, e fermentarono adipociti castrati nell’orgoglio e nel corpo. I magnati della divulgazione mediatica, divenuti doppiamente loschi, strisciarono sui deserti rossi in mezzo a scorpioni cinomorfi.

  Un sovrano illuminato, padre di Giona, venne trascinato in lacrime sotto il patibolo su cui doveva svolgersi l’esecuzione del figlio, e supplicava il boia che non azionasse il congegno, e supplicava gli dèi che piovessero vigne. Fra le risa di scherno davvero avvenne il miracolo poiché non Giona fu decollato, bensì ogni altro che stava assistendo. Però la testa del padre cadde senza saperlo.

  Fu fatto dono della separazione in paradigmi e si ritenne necessaria la costruzione di cattedrali gotiche. Le voragini organiche divennero i naturali prolungamenti delle cavità dei vasi officinali. Giureconsulti contorsionisti si arrampicarono maciullandosi tra le ossa sporgenti della Legge. E allora Giuseppe d’Arimatea fu crocefisso al posto di Logos affinché le storture dell’inconscio venissero raddrizzate, ma senza che Logos dovesse morire poiché Jawhe aveva scoperto che era orribile somigliare ad Abramo.

  Le gesta che fino ad allora erano state ignorate furono finalmente decifrate, e si assistette al rinnovamento degli originari semantemi che ne erano stati i vettori.

  La Stella illuminò la fonte e la fonte separò l’isola del Tu dalla terraferma. Un ginocchio deforme, che dalla propria deformità traeva la materia per abbozzare feti, venne risanato per mezzo di una liturgia segreta, catacombale, e la sfera politica poté ricongiungersi a quella sessuale. Al Magma fu data l’immagine di un sinuoso pennuto albino, e poté spiccare il volo ben oltre i Sette Cieli. Da zone gelide della Via Lattea giunsero nuvolaglie di mosche che vorticarono attorno ai seni della Stella, ed ebbe inizio la lattazione. Si sancì che il dono dell’Acqua dovesse divenire perfetto e furono foggiati i Suggeritori, ai quali fu concesso il privilegio esclusivo di abbeverarsi.

  Cominciò la rotazione di tutti i cerchi del dolente regno. Divenuti concreti i processi ascetici, mistici ed evolutivi, fu anche decisa la necessità della discesa agli inferi. I misteri esterni si separarono da quelli interiori. Le ombre rinnegarono la loro appartenenza all’Essere e vennero confinate nel mondo di mezzo, metro di paragone. L’anima sciocca prigioniera di corni fu costretta ad aspirare le placente delle femmine gravide. Allora la Lupa Opalescente, per mezzo di chiodi potenti come lo stupro perpetrato da Giove arcanamente giusto, celebrò lo sposalizio del Grande Ebreo e della Santa Milizia. Allucinazioni tumorali banchettarono sopra tumuli di popoli senza origine. Grandini di libri sacri si riversarono su quaranta orizzonti dissipando il bioetanolo che ne costituiva le atmosfere. Sui fruscianti roveti tornati dall’era dell’Inflation diluviarono millenni di resina nera e bollente. L’Ira si abbatté furiosamente e chiunque ne scrutasse la manifestazione fu arso dall’interno per tempo imperituro. Fu coniata la banconota, e prese vigore la disattenzione delle leggi universali. Vennero fondati sistemi bancari e finanziari attraverso i quali il mondo antilogico attecchì fra le onde dei principi d’indeterminazione.

  Gli illuminati si congiunsero carnalmente con le capre addomesticate sulle Alpi franco–italiche, mostrando loro quanto fosse ragguardevole l’intelligenza acquisita dalle creature praticanti la fellatio.

  La Serva Muta smise di prestare servizio per la casta originaria chiamata Hamsa, lacerò le proprie vesti e rimase nuda per settantadue giorni nel centro dell’asse del mondo; dopo risalì in superficie per lavarsi nella pozza delle caratteristiche peculiari: dall’abluzione emanò la biodiversità. Rivoli di fluidi deflagrarono insieme all’anima di un semidio divorato da quattro giaguari, i quali, masticandolo, lo resero globalmente uomo. Costui cadde nel mondo e s’accorse che l’umanità era stata distrutta. Scese dunque nel ventre della Balena e asperse col proprio sangue le ossa degli uomini giusti, che intonarono alleluia tornando in Purgatorio. Essi vollero beatificare la solennità di quell’istante intrecciando un copricapo di ostie per l’Uomo Globale, che però all’ultimo ebbe un tentennamento e preferì tornare da solo all’Inferno.

  Delle quattro cronache osannate da moltitudini erranti, soltanto due contenevano accenni al profeta che aveva avuto compassione per la pianta di ricino nata e perita in una notte. Colui che per primo era stato ispirato dai Suggeritori, siccome si era sdoppiato, volle fare della propria morte una morte rituale, mitica e sacrificale. La conclusione del lungo andirivieni del suo lamento funebre fu che esso finì nel ventre di una nave diretta verso le terre del nord. Il Teorema dello Sdoppiato, che fino a quel momento era stato annunciato solo con artifici retorici, ebbe così un’applicazione pratica, ma nessuno eccetto lo Zingaro seppe vederlo.

  Adolf Hitler dettò e scrisse il proprio vangelo. Il meraviglioso spirito germanico fu smembrato. L’Italia, che millenovecentosettantatre anni dopo la Crocifissione di Logos fu ribattezzata Pitale Alpino, sprofondò nell’oblio sotto il governo di massoni, satanisti, egittofili, e rimase muta più muta del corpo di un santo, più volontaria di una scelta casta e più eletta di una casta scelta (salvo poi propagarsi fra i meandri dell’inconscio collettivo la notizia, già redimente di per sé sola, che dalle fogne tricolori dell’Italia collassante stava emergendo il Martire Redentore – per evitare fraintendimenti, sulla fronte gli venne ben scolpita l’incisione “Codesto non è il Messia”, ciononostante era un eroe –, colui che muore, vince la Luna e ritorna). L’Italia dunque precipitò molto a fondo nel picco di Olduvai e per prima fra i paesi industrializzati dovette fronteggiare la carenza d’idrocarburi. E poi si assistette all’attuazione meticolosa e perfetta del progetto di dominio mondiale, inizialmente per mezzo del controllo mediatico e in seconda istanza tramite l’appiattimento ideologico fra i partiti politici. La dittatura col sorriso decapitò a morsi coloro che protestavano troppo rumorosamente; i disobbedienti furono dati ai leoni oppure uccisi da Carabinieri maldestri durante una falsa guerriglia urbana. Il potere giustiziò a sangue freddo un giovane uomo che voleva essere libero.

  Lo sviluppo di ogni manifestazione prese ad allontanarsi dal principio ispiratore della manifestazione medesima, fondando tale allontanamento, di per sé sempre maggiore, su complesse interazioni binarie o addirittura duo-unitarie. Da ciò scaturì il progressivo affinarsi del Movimento (la paradossalità di una simile genesi risiedendo proprio nel carattere assolutamente casuale dell’autocoscienza di dio). Fu allora che al Mito sorse la necessità di tramandare l’origine dei popoli. Dalle voragini del dubbio s’innalzarono piramidi senza vertice, monche, abomini fraintesi e destinati a culti rovesciati. Il dio dei circoncisi vietò l’uso di sterco umano per concimare la terra, causando l’impennata spudorata dei prezzi delle vacche e generando orde di giovedì neri.

  D’un tratto dio seppe che in verità non avrebbe mai riconosciuto se stesso attraverso la propria opera schizofrenica. Quindi sancì di ogni dottrina l’ineluttabile miseria, sancì di Ermete Trismegisto la pochezza, sancì di ogni religione l’inadeguatezza, di ogni poeta sancì la ridicolaggine, di ogni rito sancì l’inutilità. Scardinò le coppie oppositive, disossò gli sciamani, umiliò i maestri, mutilò i giusti, orinò sui libri sacri, sfilacciò i destini e le catene. I cicli cosmici si accartocciarono come giugulari flosce, gli assi dei pianeti si sgretolarono come scapole decrepite, l’ordine primordiale delle molecole si asciugò come la vescica di un bove al macello. Con un solo sbattimento di palpebre, dio devastò la sorgente degli specchi dove per eoni aveva inseguito la sua vera forma. E di ogni cosa non rimase che un assordante Nulla.

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Estratto dal capitolo ventunesimo de “Il dio osceno” (2013), di Giovanni Schiavone.

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